I giorni strani dell'abbastanza
La sindrome dell'abbastanza non è, come banalmente si potrebbe credere, il problema dell'averne abbastanza. Un luogo privilegiato per lo sviluppo di questa condizione dell'animo è la scuola, gli anni del liceo soprattutto. Affrontate un'interrogazione, siete bravi, avete studiato, rispondete bene a tutte le domande, ma, per quanto vi sforziate, non riuscite mai ad eguagliare chi già da tempo è stato decretato come "la punta di diamante" della classe. Magari avete risposto a una domanda in più rispetto a lei/lui. Non importa. Non potete sperare nello stesso voto. Così vi assale un senso profondo di ingiustizia che pare bruciarvi dentro, e comincia a insinuarsi quella dolorosa sensazione di non sentirsi mai abbastanza. Bravi sì, ma non abbastanza. Qualche anno, e quella sensazione fluttuerà verso altri importanti aspetti della vita.
Sono strani i giorni dell'abbastanza.
Sono giorni in cui le amiche mi parlano consapevoli che non le sto ascoltando, un pò misericordiose, per farmi sentire normale anche nella più totale alienazione, un pò incazzate nella speranza che quest'ennesimo ciclo (la sindrome coglie ad ondate momentanee) mi passi presto. Io rispondo ad intervalli di dieci minuti buoni dalla domanda, senza la benché minima consapevolezza di cosa sto dicendo, mentre fisso un punto indefinito noto come "il vuoto".
Sono giorni in cui mi crogiolo nella frase di Eschilo, che il prof di greco era solito dirci, quando lo supplicavamo di risparmiarci almeno la versione di greco: "Màthei pàthos, impara a soffrire".
Strani giorni quelli dell'abbastanza.
Guardo un uomo in bicicletta, sulla ruota posteriore è appesa una borsa nera da cui spuntano tre papaveri rossi. Sembravano curiosi di osservare il mondo, come spuntavano a diverse altezze da quella borsa nera. Custodisco l'immagine gelosamente. In un altro luogo, c'è un tappeto di petali bianchi sotto un muretto, alzo lo sguardo, c'è un mandorlo oltre la ringhiera, è tutto fiorito, che strano vederlo in città, quando riprendo la macchina il parabrezza è tutto ricoperto dai suoi fiori, ma basta poco e volano via, basta poco e ho già perso l'ultimo petalo. Mi aggiro per casa, canticchiando The Blower's Daughter. Vorrei che qualcuno o qualcosa mi traggano in salvo, ma la verità è che non ci credo. Non mi sento abbastanza nemmeno quando ascolto il telegiornale, quanto più atroce è il male nella sua banalità.
Giorni.
I film sul ricordo. Leonard in Memento non capiva perché alla moglie piacesse rileggere lo stesso libro, ma, lo brucia dicendo: "Non mi sono ancora ricordato di dimenticarti". Il protagonista di Eternal sunshine of a spotless mind sa alla precisione che lei, appena comincerà a bere diventerà aggressiva, e questo gli viene in mente quando la pensa nel ricordo. La ama. Così. E il professore di Will Hunting, cosa gli manca della moglie?
Piacciono tanto i film sul ricordo a chi è affetto dalla sindrome, gli fanno sentire che l'imperfezione è profondamente amabile. Che sentirsi in difetto, in fondo, non è necessario.
Hai già imparato da tempo a non tenere il vento tra le dita, non lo capisci? Puoi solo sentirlo spirare tutt'intorno.
I giorni strani dell'abbastanza.

11 Comments:
belle parole...
fatti vedere di più...
ma da uno molto bravo!
e non mettere più piede in questa casa!
ilpino
Non sono riuscita a fermarlo, ha agito a mia insaputa.
Da quando hanno organizzato una manifestazione di F.I. praticamente sotto casa è come impazzito...
Pino, non puoi dirmi così, proprio ora che mi appresto a tornare! E poi ci devi portare a vedere il castello della Zisa..senza contare che qui mia mamma mi rimprovera perché mi ostino a comprare la crema di carciofi "Campi di Sicilia", quindi devo tornare a mangiare la tua..mi spiace!
Martina cara,
se c'ero pure io potevamo gridare dal balcone "Caimaniiiiiii!"..sarebbe stato bello! Sì, la manifestazione l'ha scosso, sarà anche quel fatto di passare con Citizen Berlusconi in bella vista; o forse avrà contribuito quell'acquisto su e-bay a cui ha dato l'assenso. E comunque la mia ultima parola è: tornerò.
Io ho scoperto una cosa sconvolgente: Provaci ancora Sam non fu diretto da Woody Allen! Ecco perché non lo trovavo sull'enciclopedia.
R4
Sì, la storia è basata su un'opera di Woody Allen, ma il regista è Herbert Ross. Io l'avevo letto sul Mereghetti, ma poi l'avevo dimenticato..tutto è diventato più chiaro con l'arrivo del DVD.
E forse il primissimo titolo non aveva "Sam" come nome..vorrei poter parlare con il Mereghetti.
Il Mereghetti riporta come titolo originale Play it again, Sam. La cosa strana sul nome è un'altra. Ricopio dall'enciclopedia: "Il personaggio di Allen nell'originale si chiama Allan Felix, e non Sam, ma i distributori italiani hanno pensato che il pubblico non potesse comprendere l'allusione del titolo alla celebre frase 'Play it again, Sam' che, in Casablanca, Ingrid Bergman dice al pianista nero appena riconosce che suona As time goes by."
Uff, fatto.
R4
Non ricordo più dove l'ho letto, ma pare che "play it again, Sam", pur essendo entrata nella leggenda, non viene mai effettivamente pronunciata nel film. E in effetti, almeno nell'edizione italiana, la Bergman non dice esattamente così.
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