Compleanno
Domenica notte, nella mia stanza.
Distesa sul letto, sollevo in aria le gambe, dritte dritte, e mi diverto a far passare il cappello di paglia da un piede all'altro, e giocherello a farlo roteare in equilibrio su di un piede. Indugio. Ripenso al giorno prima, al giorno del mio compleanno, penso che se l'avessi preventivato, programmato, pianificato, probabilmente non sarebbe stato tanto memorabile:
sole, e mare, la voce vibrante di una bellissima attrice che scandisce, nel silenzio assorto della cattedrale, la poesia orientale del Cantico, due allegri tequila bum bum e lezioni notturne di iconografia cristiana a una squadra di pallanuotisti.
Il mio compleanno inizia qualche giorno prima di quanto gli spettasse, si avvicina sulle note di un album di Nick Drake, Pink Moon, ma... canta ancora per me Things behind the sun: è la mia preferita.
Il mare è luccicante il 13 Maggio e il sole mi brucia la pelle, i piedi nudi sugli scogli e un cappello di paglia sulla testa, i raggi filtrano dalla filigrana, il vento agita i capelli che ho cercato di raccogliere. Un ricciolo sfugge e cade giù, sulla spalla. Mi scappa la pipì, brrrrrrrr, l’acqua è gelida, c'è qualche piccola onda, pensavo di cavarmela bagnandomi solo le gambe, alla fine ho fatto il primo bagno. Quando esco sono così anestetizzata che non sento nemmeno la brezza fresca del vento. Vola il cappello sugli scogli, corri prima che cada in acqua! Appena in tempo. Eppure sembrava potere stare lì per sempre, poggiato su quelle pietre.
A casa, lo specchio mi rimanda l’immagine di un naso e di guance arrossate. Inavvertitamente, le sorrido.
Doccia, e via di nuovo fuori, c’è Galatea Ranzi che recita il Cantico dei Cantici. Il pianoforte in fondo alla chiesa, e lei in alto, sul pulpito a destra, prima dell’altare, creano come un arco di suono e parole, lei così piccola materializza carisma, mentre intercala al cantico un commento, un commento sulla sacralità del Cantico proprio perché è VUOTO, non c’è Dio, canto d’amore di due amanti, finito nella Bibbia perché qualcuno lo spacciò per opera di Salomone. E per la prima volta ho sentito quella chiesa, il duomo, risuonare di : "…la chiesa non rifiuta la sessualità, accoglie l’amore fisico"; e ho sentito una traduzione del Cantico quale non avevo mai letto, che dava a ogni cosa il suo nome senza falsi pudori, mentre lei scandiva : “Duro come la morte è l’amore”, vedendo nei due amanti che si cercano, si trovano, si perdono per poi cercarsi ancora, quello che sono: un uomo e una donna. Il finale resta aperto, e rimane come l’impressione che i due anonimi protagonisti si stiano ancora cercando, e nutrano, così, il loro amore. E siccome ascoltare la conclusione dell’arcivescovo, dopo tanta elevatezza, avrebbe rovinato la commozione che c’era in tutti noi, abbiamo pensato bene di defilare, e neanche tanto segretamente, visto che eravamo in seconda fila, per poi rientrare solo quando abbiamo sentito l’applauso di fine discorso. Mi sa che quell'uomo non ha capito granché del problema del Vuoto, e magari se fosse stato zitto, avrebbe permesso a tanti, me compresa, di fermarsi un attimo in silenzio, ad ascoltare la voce del sacro, che è muta, il più delle volte. Comunque, siamo rientrati perché mi volevano presentare Galatea, mi è sembrato surreale dirle il mio nome, e scambiare due parole con lei.
Ma, certo, non potevo immaginare quale sarebbe stata la vera scena surreale della serata. Dopo aver brindato a base di tequila, dopo aver doppiamente brindato, e senza nemmeno sbrodolarmi, timore di cui avevo reso partecipe un intero pub, avevo introiettato in me quelle giuste componenti che permettono di muoversi con fluidità persino nell’ambiente alienante di piazzetta San Rocco il sabato sera. Così, a un tipetto alto, dai riccioli biondi e pallanuotista nel corpo e nello spirito, ho detto che era preciso al cartone animato Hercules della Disney. Ma non è finita qua. Lui si è tirato appresso tutta la sua squadra, e la mia amica, che faceva da trait d’union (ridi, pazzerella?), ha pensato bene di presentarmi come un’esperta di letteratura cristiana, e mi ha invitato a chiarire a quale iconografia potevo associarli. E proprio io, che di solito evito di fare riferimenti culturali o pseudo tali, quando so che chi ascolta non potrà seguirli, ho detto a Hercules che rientrava nelle rappresentazioni angeliche stile Raffaello, a un altro che era preciso il San Sebastiano di Dresda di Antonello da Messina (ma veramente, era identico, stessa capigliatura!), alché l’ultimo, un moretto, si è sentito escluso, e voleva sapere pure lui, a chi assomigliava. La mia risposta? “Bhé, tu, se ti va bene, uno degli apostoli, ma io direi: Giuda Iscariota, stile Ultima Cena di Leonardo da Vinci”. Nel frattempo, quasi davanti a loro, dissertavamo sulle doti dell’uomo bello e stupido, mentre io mimavo platealmente il gesto dell’encefalogramma piatto. Ma i pallanuotisti, per nulla scalfiti, proponevano una sana fumata tutti insieme, ma con loro niente sympatheia, e così via, siamo scappate via ridendo, mentre passava la televisione e io volevo rilasciare un’intervista sul valore bacchico del tequila bum bum.
Chi l'avrebbe mai detto che, a fare 27 anni, mi sarei divertita tanto?
Gira il cappello di paglia sul soffitto bianco.

14 Comments:
Ora si spiegano gli auguri. "Auguri!"
Ma poi l'hai fatta in acqua?
Ciccio
Finalmente anch'io posso dire la fatidica frase:
NON ME L'ASPETTAVO...
Ciccio! Grazie per gli auguri! In realtà sto sollevando un problema sociale, affinché Titti la smetta di farsi fotografare solo quando poggia la prima pietra di nuovi villaggi turistici, e si faccia riprendere anche nell'impiantare bagni pubblici sulle pubbliche spiagge.
Sui bagni pubblici mi trovi d'accordo, li metterei anche in città per quelli che esagerano con la birra la sera.
C
E allora io direi, melius abundare quam deficere, oltre i bagni in città, ci vuole anche un esorcista, che faccia la ronda per chi ha bisogno dopo qualche birrino e/o rummettino di troppo.
;)
Anche tu senti il bisogno dell'esorcista...bene, bene.
C
In realtà io mi riferivo a un episodio del passato, al compleanno di qualcun altro, ma non fa niente, il discorso potrebbe valere pure per me, non si può mai sapere di cosa si avrà bisogno in futuro.
...esorciccio...pazuzu
Geronimo,spero tu apprezzi il mio assist:pensa che bello,potresti elucubrare su Pazuzu!
cara elena non colgo l'assist..
ma fa piacere vedere che dopo un paio di richiami già ci sia maggiore attenzione nelle informazioni che si inseriscono in questo blog..
una sola veloce considerazione:
Pazuzu è il demone dell'esorcista non dell'esorciccio (un vero capolavoro fra i b-movie anni 70 mai capito dal pubblico dei tempi).
e ora una citazione tra virgolette.. come piace a te:
"calvi abbacchi e sinceri salumi"
augh
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Caro Ger(an)onimo, pecchi d'ironia.
cara proprietaria l'ironia non è mai un peccato!
Augh
Infatti non si parlava di peccati, era pecchi=manchi!
Pecchi=manchi?.. interessante.. poco usato ma interessante
io l'avevo proprio inteso nel senso di eccedere.
Quindi, secondo te, quando si dice di una persona che pecca di qualcosa (cupidigia, egoismo, etc) in effetti le si sta facendo un complimento!
Ogni giorno si impara qualcosa di nuovo! (opsss ma questa è ironia!)
augh!
ps. interessante il post cancellato!
Posta un commento
<< Home