L'incanto di un luogo e di un uomo
Sabato 8 Luglio.
Sono quasi le due del pomeriggio, è finito da poco l'incontro con Wim Wenders, ma mi soffermo ancora un attimo per scattare questa foto:
Forse è una foto che potrebbe piacergli; in alto, tra i due costoni di roccia, penzolano i fili elettrici. Ha raccontato che, quando arriva in una città che non ha mai visto, fotografa sempre i muri, perché gli raccontano le vicende di quel posto meglio di un volume di storia; e nel dire questo si guardava intorno, osservava le pareti della grotta, i cavi elettrici attaccati senza ordine, con lo stupore felice dipinto sul volto, forse lo stesso che ebbe Goethe, quando visitò per la prima volta le Latomie dei Cappuccini. In un'intervista di qualche anno fa al Corriere della Sera, raccontava di vedersi non come un genio o un maestro, ma come un comico mancato. E sentendolo rispondere alle domande di studenti e appassionati, ho capito il perché. Svelava aneddoti della realizzazione dei suoi film, ridendo, facendo smorfie, interrompendosi, cercando l'uditorio. Anche quando lo interrogavano su argomenti tecnici, gli spazi pieni e quelli vuoti, la fotografia e altro, rispondeva non solo con simpatia, ma portando in primo piano la propria esperienza di uomo, di persona, la religione, l'amore, il padre, la città. E per la seconda volta sento qualcuno parlarmi dell'importanza del Vuoto, che deve essere rispettato, anziché riempito a forza. Ma il momento più sconvolgente è stato la conclusione: lo vedo prendere la macchina fotografica e cominciare a scattare foto all'assemblea, dopo che noi ne avevamo scattate tante a lui, ché c'era proprio un esercito di telecamere e digitali varie. Sono rimasta a fissarlo, ipnotizzata. Sono parte dell'album fotografico di Wim Wenders, forse un pò tagliata dal braccio proteso in segno di vittoria del ragazzo davanti a me, ma aveva le sue ragioni. Aveva fatto una domanda originale, spiegando al regista che, noi messi là, eravamo statici e non integrati con il luogo, visto che le colombe sembravano spaventate dalla nostra presenza e svolazzavano qua e là; proponeva di immaginare una scena in cui noi eramo la camera e Wenders l'attore, come, secondo W., noi, la camera, ci saremmo dovuti muovere e spostare? Ma è stato snobbato in maniera indelicata dall'interprete, che si è rivolta a sentire la domanda di un altro, mentre W. allargava le mani in segno di scuse e gli diceva: "An interesting idea!". Anch'io avrei fatto V con la mano, al posto suo. Dopo c'è stato l'assalto per l'autografo; molti erano riusciti a trascinarsi fin là sotto interi volumi da farsi firmare. Io ne ho approfittato per fargli una foto un pò più da vicino, sommersa dalla folla. Nient'altro.


8 Comments:
già, il Vuoto non necessariamente va colmato... questa anche a livello psicologico è una teoria che andrebbe approfondita e, perchè no, avvalorata.
Infatti loro parlavano di spazi, io pensavo a me.
E anche in "Don't come knocking/Non bussare alla mia porta", c'è il discorso di un personaggio sul vuoto lasciato da un'assenza, che lui non riesce a riempire. Ci hai proprio visto giusto!
purtroppo l'ultimo film non l'ho visto. ma lo farò.
ciao zelmi
zela, facendo finta di lavorare ho scoperto per caso il tuo blog... uau, che piacevole sorpresa!!!
Ciao!
Se fai parte degli amici che lavorano, (o fanno finta, anche quello è un lavoro),il campo, come ben comprendi, si restringe notevolmente... ma tanto per fugare ogni dubbio: chi sei?
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