Parigi, XVII arrondissement
Le principali attività, al ritorno da Parigi, sono state dormire e mangiare, non riesco a ricordare di avere fatto altro per i primi due giorni. Dopo, ho cercato di riprendermi da febbre e raffreddore. Ora, eccomi qua.
Il viaggio. Dunque. Sul volo Roma-Parigi ho dato una mano a Claudia Cardinale, il cui bagaglio aveva deciso di incastrarsi poco prima di salire sull’aereo, lei sorride, dice una battuta, io spersa a pensare che ero di fronte a uno dei mostri sacri del cinema italiano e non, e poi finisce là, anzi finisce con lei in business class con le tendi verdi a garantire la sua privacy, e io e l’amica G. capitate nei posti peggiori dell’economy (chi soffre per noi sappia che al ritorno è andata meglio), cioè nei posti dell’uscita di sicurezza, per finestrino un oblò grande quanto le mie mani racchiuse a cerchio. Ma, purtroppo per noi, devo sottolineare un’altra differenza. Claudia affida il suo trolley direttamente nelle mani del comandante, domandandogli la cortesia di riporglielo da parte. Noi…noi atterriamo come lei a Charles de Gaulle, ma dei nostri bagagli non c’è traccia. Su quel rullo ce n’è una serie che nessuno ritira, ma non il nostro; qualche giorno dopo scopriremo che eravamo partite nei giorni in cui gli aereoporti italiani hanno smarrito il maggior numero di bagagli, e come dice mia zia: ci vuole sorte in tutto, macari a chiantari na cipudda. La fila all’ufficio bagagli è lunga, arriviamo tardi a Gare du Nord, non che le stazioni di notte siano ambienti confortanti, quella, forse, meno di altre, soldati in tenuta mimetica e mitragliatrice fanno la ronda a gruppi di tre, e noi a cercare l’uscita e un taxi. Il primo che fermiamo ci fa segno che ha capito dove ci deve portare, ma non ci vuole portare, e se ne va. Comincio a pensare che la casa da raggiungere si trovi in una sorta di Bronx. Il secondo è misericordioso e ci carica. Così termina il primo giorno di vacanza, a sopravvivere con i cambi del mio zaino, dividendoci a metà persino il pigiama.
Nei giorni successivi è andata meglio. Una foto dalla finestra di casa per voi:

Il quartiere è carino, non turistico, la mattina esco a comprare la baguette, e qualche volta il cornetto, chiacchero con la ragazza indiana alla cassa del supermercato, mi dice: “Italien?”, e mi chiede in inglese se conosco un certo Alberto che abita là vicino, no, non lo conosco, lei non è mai stata in Italia ma le piacerebbe, io vengo dalla Sicilia, sì, mi piace Parigi, è molto bella, no, non sto tanto, sono lì in vacanza. Scopriamo un negozietto-bazar che vende dal calzino al condizionatore, e ci procuriamo l’indispensabile. Il quartiere che mi è piaciuto di più: è Le Marais, il quartiere medievale, se girate per i vicoletti vi capiterà anche di incontrare parecchi ebrei ortodossi, c’è la sinagoga là. C’è anche una sala da thé, arredata in un modo che ricorda molto da vicino il vecchio Peter Pan, si chiama Le loir dans la théière. E raffinati negozi di abbigliamento che prima erano panifici e pasticcerie, guardate alle vecchie insegne in stile liberty con su scritto patisserie. E ti rimane impressa la luce, specialmente se è quella del tramonto e stai camminando lungo la Senna, e vedi su entrambi i lati tutta una distesa di palazzi magnifici tagliati obliquamente dalla chiarore di ambra. Mi sono arrabbiata al Louvre, che non è disposto come un museo, ma come l’immenso castello che un privato collezionista ha riempito di opere d’arte, per sé e non per mostrarle a un pubblico; non c’è nessun criterio, tutti accaniti a vedere La Gioconda, e a pochi metri, nel corridoio dei dipinti italiani, ci sono quadri famosi e stupendi di Leonardo che nessuno considera, almeno facessero una sala tutta per lui. Amore e Psiche del Canova nell’angolo di uno stanzone, senza nessuna tutela, insieme a due statue di Michelangelo e a tutta una serie di altre sculture. Avendo troppo, danno rilevanza a pochissimo. Non si creda che faccio parte degli accaniti per la restituzione della Gioconda: il mio problema è che dispongano meglio tutto il resto. Dallo shock Louvre mi sono ripresa solo visitando il d’Orsay. Davvero Courbet aveva capito tutto, quando dipinse L’origine del mondo. Che dirvi ancora? A Versailles, eravamo seduti sulla sponda del Grand Canal, quando dalla riva opposta hanno attaccato Oh sole mio, e noi a cantare pure, con applauso finale, povero Luigi XIV, se avesse saputo che gente avrebbe circolato liberamente per la sua reggia… fortuna che è andata così, ma quanto tempo ci vuole per portare le cose a un imperfetta equità, a una parvenza di equilibrio!
Al sesto giorno -pare il racconto della creazione- dacché i nostri piedi avevano toccato il suolo parigino, mi riportano il bagaglio. Ma quello di G. è ancora disperso. Cominciamo a pensare che ci voglia un esorcismo. Le verrà riportato direttamente nella sua terra natìa, quasi una settimana dopo il suo rientro, e grazie all’intercessione di un’assistente di volo, mossa a pietà, che l’ha intercettato in quel di Parigi, dove il povero borsone sostava, ancora abbandonato. Chi incolpare, la compagnia di bandiera, i servizi aereoportuali, la mancanza di personale? Si potrebbe parafrasare: "Parigi val bene un bagaglio"?
Baci & Abbracci.

12 Comments:
be' io non disdegnerei il baratto, in tutta onestà.
bentornata
In effetti l'importante era esserci, là. Ieri sera ho provato a salutarti, ma non mi hai vista. La prox volta mi avvicino direttamente. A presto
Parigi... ho caricato qualche scatto su mio flickr foto e l'immancabile L’Origine du monde
tanti ricordi...
ciao Ciccio,
ho visto le foto, alcune mi sono piaciute davvero tanto, si vede l'arte del Maestro! Però non in tutte c'è la didascalia, secondo me la dovresti aggiungere. La chiesa del Sacro Cuore è più bella nella tua foto che dal vero!
Sai che io non trovo mai il coraggio di fotografare i quadri, perché ho paura di contribuire a rovinarli con il flash?
A presto
E' vero dovrei aggiungere le didascalie, sono sempre arrunzato. Cmq non uso il flash quando fotografo i quadri e le opere d'arte (ci vuole una fotocamera decente però).
Che meraviglia Zelmira...
E' stato un piacere leggere questo post. Alla prossima
Grazie!
Lo prendo come un complimento doppio, per quello che mi scrivi, e perché non mi sei mai sembrata una dai facili entusiasmi.
E' vero...ma se ho un punto debole è proprio Paris!
che fine hai fatto?
Il periodo è un pò convulso, fortuna che finisce tutto la prox settimana. Prometto che racconterò.
bhe che fine hai fatto?
c
Imperterrito Ciccio!
Ciao! Ho detto che parlerò, e, a suo tempo, parlerò... tu, piuttosto, chi mi cunti? chi sta fannu?
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