lunedì, ottobre 16, 2006

Oggi come oggi

Sto cercando di dirmi che, in fondo, non è così difficile riassumere un mese e mezzo di vita. Ho studiato, “studio matto e disperatissimo”, soprattutto matto, visto che di giorno ripassavo tutto l’italiano dall’indovinello veronese ai giorni nostri e di sera greco e latino. E tutto per quello che nessun laureato in lettere vorrebbe mai affrontare, ma in cui speri follemente di entrare una volta che lo tenti, sognando che finisca presto una volta che ci sei in mezzo: il concorso SSIS. Che, ho scoperto, in Lombardia si chiama SILSIS, la “S” di siciliana lì si fa lombarda. Che c’entra ora la Lombardia, mi potreste giustamente far notare. Il fatto è che alla fine, a Luglio cioè, mi sono decisa a compiere questo viaggio sentimentale per le regioni del nord. Destinazione: Pavia. Ho chiuso con tutti gli esami da qualche giorno, e adesso si attende il risultato. Qualche nota sul luogo: non c’è bisogno di accanirsi a pulire i ripiani d’acciaio della cucina in quanto l’acqua non ha calcare. Una passata di pezza umida e splende tutto, il discorso fa molto casalinga accanita, ma provate voi a ricordarvi tutto lo scibile umanistico e a essere interrogati in storia dall’uomo di Neanderthal a Nasser e forse sentirete come me uno smodato desiderio di pensiero binario. Se vi alzate la mattina, non troppo presto, diciamo verso le 8:00, noterete in cielo…anzi, noterete il cielo. Il sole è alto, ma sta ancora albeggiando, una palla infuocata, ma velata dalla nebbia, non si vede altro che questa sfera luminosa, il resto fluttua sommerso. Strana sensazione. I primi giorni mi mancava il mio cielo azzurro, e ho vissuto meglio il brutto tempo, almeno te ne fai una ragione del colore grigio. E poi il rumore dell’acqua su di me ha un effetto rilassante...certo, non così tanta come in questi giorni.
Hanno alleviato questo periodo oscuro due film, uno davvero bello, "Nuovo Mondo", sull'altro non aggiungo nulla, "Scoop", tanto chi mi conosce sa che non ho giudizio asettico su Woody Allen, perché nutro un attaccamento folle al personaggio. Ma il cambiamento New York-Londra gli ha fatto indubbiamente molto bene.
Così, oggi come oggi, mi vivo gli ultimi scampoli dell'anno sabbatico che fu, passeggio per Ortigia, soprattutto quando non c'è confusione, ne assaporo i vicoli, mi siedo sui gradini di Santa Lucia alla Badia e sprofondo nella prospettiva sinuosa della piazza che si allunga, vado a vedere il mare alla fontana e cammino a ritroso lungo il passeggio Adorno, contenta di quei colori introvabili altrove, contenta di averli assaporati in pace per tutto l'inverno, di non avere avuto bisogno di andare via per apprezzarli. Un inverno fatto di giorni imperfetti ma belli, di mattine di sole passate sui gradini del Duomo a leggere La Repubblica, di letture, Nabokov e John Fante, di serate al pub e di "ma tu casa non ne hai?"; di Baustelle all'Arci, Roma e Parigi, Scicli e Ragusa, Palermo, due settimane. E pare un'altra vita. Ci sono stati bei momenti, belle risate. Grazie.