martedì, gennaio 22, 2008

Le notti di Pavia

Questi sono gli incubi fatti nelle ultime notti:

  • Rotoli e rotoli di papiro ingiallito si svolgono davanti a me, scritti in latino, e io non riesco a tradurli;

  • I 2 prof. di latino mi fanno fisicamente a pezzi (proprio io che non vedo gli horror faccio sogni che ricordano Saw L'Enigmista), e, a un certo punto mi ritrovo senza un braccio, e ho delle cuciture all'altezza della spalla, tipo quelle del pupazzo di Toy Story;

  • C'è l'ennesima versione di latino, ma questa volta si svolge in una chiesa; i miei colleghi sono seduti sui banchi e stanno già scrivendo, io arrivo in ritardo, il prof. mi dice che questa volta ha dettato il testo e di copiarlo da qualcuno dei miei colleghi. Io però non riesco, di qualcuno non capisco la scrittura, altri sono troppo avanti nella traduzione e non mi fanno copiare il testo. Così, continuo a girare dall'uno all'altro, senza riuscire ad avere il testo per tradurre. E mentre io continuo ad aggirarmi, finendo in una sorta di confessionale che ricorda quello della Chiesa dei Cappuccini di Siracusa, comincio a pensare: siamo alla frutta;

  • Sono ritornata a Siracusa, dove però frequento di nuovo il liceo classico; i miei compagni di classe non sono più quelli di un tempo, ma dei ragazzini, e la classe non si trova in un'aula, ma in un cortile all'aria aperta. Non mi sento felice di questo ritorno che sa tanto di sconfitta.

Qualcuno mi dice, quando racconto uno di questi sogni, che ho una grande immaginazione. Può darsi. Ma il primo pensiero che mi viene in mente è che sono piuttosto angosciata. Certo, si potrebbe anche supporre che sono la figlia segreta di Stephen King. E in effetti, questa coltre di nebbia che qui avvolge ogni cosa, da mattina a sera, crea l'atmosfera idonea, devo dire.